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CITTÀ DI VILLORBA

provincia di Treviso


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Cenni storici

 

VILLORBA: STORIA-MONUMENTI- RICORDI -ATTUALE IMPORTANZA

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Bibliografia: Adriano Favaro, Terra di Villorba,

ANTICHITA' DI VILLORBA

A testimonianza dell'antichità di Villorba soccorrono numerose antiche pergamene, documenti nei quali l'antico villaggio di Villorba viene ricordato già dall'anno 982 d.C., allorchè i bellunesi guidati dal loro Vescovo Giovanni aggredirono il Trivigiano  "... et poi, passata la Piave, con mirabile prestezza pigliorno... Villa Orba ...".(A. Serena, Historia di Giorgio Piloni, dottor bellunese, in Arch. Ven

 

. 1945).
In quell'epoca, 1026 anni fa, Villorba ricadeva sotto il dominio dell'imperatore germanico Ottone I° ed era annoverata tra i beni di proprietà della famiglia feudale dei Collato che furono tra i primi Conti di Treviso :  "Rangibaldus Comes Comitato Tarvisianense" viene nominato fin dal 971 d.C. come investito dell'autorità di Conte all'epoca del Governo degli Ottoni di Germania.
Il limite dei beni patrimoniali dei Collalto a Sud, verso Treviso era costituito dalla strada Postumia romana e tali beni nel  trevigiano annoveravano "... tutta la parte compresa tra il Piave, il bosco Montello e la linea che va da Montebelluna a Musano e da Musano lungo la via Postumia fino al Piave...".
I Collato scelsero Villorba come loro prima residenza in quanto collocata all'estremo limite dei loro possedimenti e nello stesso tempo luogo più prossimo alla città di Treviso che amministravano in qualità di Conti.
Per l'etimologia del termine "Villorba" lo studioso trevigiano Agnoletti, in Treviso e le sue Pievi (1895) ,  propone Villorba come "Villa Urbis" e scrive, "... pare che Collalto attorno al 1100 abitasse nella sua Villa di Città (Villaorba = Villa Urbis) di dove si sarebbero ampliate le sue proprietà ..." e rafforza questa sua ipotesi il parere  del Du Cange che nel suo Glossarium ... Mediae et Infimae Latinitatis (1885), per "Villa Urbana" dà la seguente definizione: "Villa... quae propre urbem est exstructa" (Villa edificata vicino alla città).
In un'altra pergamena dell'anno1005 d.C.  (1005, ottobre, 12, Sesto) Alberto, giudice di legge romana, figlio del fu Toprando e sua moglie Talia, per nascita di legge alemanna e per matrimonio di legge romana, donano al monastero di Sesto in Silvis (Friuli) alcune loro proprietà tra cui la "curtis" (corte) di Piovenzano, località posta attualmente in Lancenigo di Villorba e che comprendeva anche un castello, una chiesetta, la cappella di Sant'Alberto, foreste, mulini, e numerose case coloniche.
Va ricordato che in epoca classica Villorba fu sede di una Villa romana nella zona di Casal Vecchio di Villorba, località nella quale sono stati rinvenuti a più riprese reperti di epoca romana: una località, quella di Villorba, della cui antica origine fa  testo una pergamena  (1188, giugno, 5: Treviso - Confutazione di proprietà tra Oberto di Ingaldeo, Giacomino e Alberto del Turco. ASV, Cancell. Inf. Perg. 63 ) ove si cita la "Villa Vetere de Villa Orba" (Antica Villa di Villorba), riconducibile all'attuale toponimo di Casal Vecchio di Villorba.
LA CONFIGURAZIONE TERRITORIALE
La storia del territorio del comune di Villorba è frutto di un alternarsi di diverse vicende e nel corso dei secoli queste ne hanno modificato anche la configurazione territoriale: gli  attuali confini comunali racchiudono infatti al loro interno tre comuni, autonomi fino al 1807: Lancenigo, Fontane e lo stesso Villorba.
Precedentemente sul medesimo territorio erano presenti però anche altri comuni che dal '500 in poi, nel corso di tre secoli, sono entrati a far parte di Villorba (Campo Rusio, frazione di Castrette e Castion, frazione di Venturali) e di Lancenigo (Piovenzan e Limbraga, in parte).
Per quanto riguarda, infine, l'antico comune di Lancenigo (in tutte le zone anticamente occupate dai Gallo-Celti sono presenti toponimi con suffissi "aco-igo"ed "ico-igo), circa la metà del suo territorio, la parte a nord del Borgo, costituisce ora la più recente frazione di Catena.
Dai documenti storici risulta che nel '200 esistesse a Lancenigo anche un castello, sito molto probabilmente nella zona del Borgo, di cui però non resta traccia.
Caratteristica comune a questi tre borghi è lo sviluppo degli insediamenti che non vede una particolare espansione prima degli anni '30 del '900.
LE ANTICHE CHIESE E LA CONGREGAZIONE DI LANCENIGO

Già dal '200 si hanno notizie della chiesa di Villorba posta a nord-ovest del territorio comunale, originariamente dipendente dall'Abbazia di Nervesa (grande influenza ebbe sulla storia del luogo la presenza della famiglia dei Collalto) e successivamente parrocchia dal '400, dedicata ai santi Fabiano e Sebastiano.
Altri nuclei storici si trovano nella parte sud-est del comune: Borgo di Lancenigo, S. Sisto e Lancenigo. Questi nuclei storici si sviluppano lungo una serie di vie che storicamente costituivano un unico tracciato noto con il nome di Cal Armentaria, basato sull'ancora  più antico tracciato della via romana Claudia Augusta.
Questa, insieme alla Cal Lovadina e Cal Maserada, costituì uno degli assi viari principali di collegamento, prima della costruzione della strada statale Pontebbana e del Ponte della Priula sul Piave.
Dei tre nuclei quello che conoscerà nel tempo uno sviluppo maggiore è Lancenigo.

La chiesa più antica, quella di S. Maria di Lancenigo, risale al '200 e nel '400 prenderà il nome di S. Sisto con cui tuttora è nota.  Da essa dipendevano nel '300 anche la chiesa di S. Alberto di Piovenzan e per un periodo, dopo la costruzione, tra '400 e '500, quella di S. GiovanniBattista a Lancenigo.
Al Borgo di Fontane si rileva un nucleo storico già dal XII° secolo, quando ci sono notizie della presenza di una chiesa intitolata "S. Maria di Fontane", ma la struttura dell'attuale chiesa vecchia risale agli ultimi anni del '500, consacrata nel 1601.
Per tre secoli resterà parrocchia, ma nei primi decenni del '900 con la costruzione di una nuova chiesa parrocchiale a Fontane di Sopra, resterà succursale, con il titolo di Maternità di Maria o Natività.

Un rilievo sovracomunale ebbe per secoli l'importante  Forania o Congregazione di Lancenigo che fino dal 1520 raggruppò attorno a Lancenigo ben 13 Parrocchie: Lancenigo, Vascon, Varago, Lovadina, Visnadello, Maserada, Candelù, Breda, Pero, S. Giacomo di Musastrelle, Carbonera, Pezzan, Fontane e nel 1841 le fu aggiunta anche quella di S. Maria del Rovere.
Tale importante Congregazione Territoriale (detta "Zosagna Superiore" più tardi chiamata anche Congregazione
di Piovenzan o Lancenigo) venne formalmente istituita nell'anno1520, nella sopra citata Chiesa di S. Alberto di Piovenzano in Lancenigo, dai parroci qui riuniti provenienti dalle Foranie di Cusignana, Quinto, Carbonera e Ponzano.
Tale Congregazionè origino per volontà testamentaria dell'umanista ed ecclesiastico Francesco da Lancenigo Canonico della Cattedrale di Treviso e Segretario di Papa Bonifacio IX: nel 1400 egli, col titolo di Monsignor Francesco Lancenigo, fece testamento e nell'atto, rogato in Roma dal Notaio Arpino dai Colli d'Allessandria,  stabilì appunto l'istituzione della prebenda detta di "Lancenigo" nella Cattedrale di Treviso, di "Gius Patronato laico", dalla quale originò poi la Congregazione di Lancenigo che, oltre al suo intrinseco valore religioso, può essere vista come importante ed attuale esempio di concertazione amministrativa ecclesiastica sovracomunale.
INVASIONI NELLA STORIA DI VILLORBA

I Villorbesi non conobbero solo le devastazioni che nei secoli successivi alla caduta dell'Impero Romano furono caratteristiche dei territori invasi dalle popolazioni "barbariche". Villorba, seppure nascosta dalla folta vegetazione dei boschi chela circondavano, era pur sempre collocata a fianco dell'importante arteria della Postumia, strada romana per eccellenza, nel '500 denominata anche "Strada Postale" o "Strada Regia".
Questo, se da un lato facilitava i rapporti commerciali, dall'altro esponeva ai pericoli di incursioni e violenze: nel caso di guerre, quando gli eserciti transitavano frequentemente per questa via, non era improbabile una loro disgressione su questo centro abitato, ricco di stalle con bovi, cavalli e generi alimentari e, come si è visto, si ha notizia fin dal 982 di un saccheggio di Villorba da parte delle truppe bellunesi: Villorba non aveva da opporre alcuna difesa, essendo d'altra parte impossibile, o quasi, fortificare un terreno completamente piano e mancante di paludi nei dintorni.
Alcuni secoli dopo, nel 1318 (10 novembre) il famoso condottiero Can Grande della Scala, "...all'hora de vespro giunse ... a Villorba ... et sua gente fece molto danno alli contadini ...": poche parole ma che la dicono lunga sulle conseguenze dell'invasione.
Ecco come il Sindaco di Villorba riassume la serie di sventure che seguirono al passaggio degli eserciti austriaci e francesi dal 1801 al 1805: "... in vary tempi, ma singolarmente fino al 13 gennaro 1801, queste comuni di Villorba e Fontane furono bersaglio dell'indiscrezione e furore delle Falangi Alemanne devastando ovunque le arborature, viti, e tutt'altro, per cui moltissimi individui attoniti e sbigottiti soggiacerono a miserando saccheggio, e riportarono nella persona maltrattamenti e percosse. Il giorno seguente più fatale fu reso dall'improvvisa venienza de' Franchi e Cisalpini in numero eccessivo, talché dal bosco Montello fin a S. Artien e da Fontane a Povegliano, erano tutti quei luoghi infesti dalla dispersione e violenza del formidabile esercito, che senza freno e direzione saccheggiò le cose de' miseri fuggiti abitanti, e ciò accadde nel frattempo di circa ore 38 consecutive. L'orrore apportato a questo popolo e la stragge praticata da tal attruppamento sugli animali lanuti, vitelli, maiali e poli, fu incalcolabile, e quella de' grani comestibili, vino e fieno lo fu del pari, oltre tutt'altro che era in sua balia, spogliando le stalle d'animali d'attiraglio e da sella per tradur le lor donne (prostitute al seguito dell'esercito). Nelle campagne poi furono orribili i devastamenti pe' quali da molto tempo rimarrà la memoria." Nel 1801 proprio a seguito dell'invasione napoleonica, numerose case delle Castrette vennero incendiate: da allora e per molto tempo alle Castrette venne dato il nome di "Caxe Bruxae", cioè "Case Bruciate".
VILLORBA NELLE RETROVIE  DELLA GRANDE GUERRA

Merita segnalare che durante la Grande Guerra Villorba si trovò, dopo Caporetto, nelle immediate retrovie del fronte sul Piave ( proprio per questa sua contiguità con il fronte nel suo territorio, in località Venturali, ebbe sede un campo di aviazione italiano che verrà bombardato da una squadriglia aerea austriaca il 20 febbraio dell'anno 1918) ed ebbe a patire molto per questa sua vicinanza al fronte  tanto che nel 1917  il suo territorio venne completamente attraversato dal "Campo trincerato di Treviso" che doveva costituire l'ultimo baluardo in caso di cedimento del fronte del Piave. Il "Campo trincerato di Treviso", come documentato dalle mappe del Museo della Terza Armata di Padova,  partendo dal Sile a Casier, si snodava ad est e a nord della città seguendo la direzione di Piave e Montello. La linea che partiva di fronte a Casier, in località Molinella, era la più arretrata. Consisteva in una profonda trincea, protetta da un reticolato steso per una larghezza di due - tre metri, che risaliva verso nord quasi in linea retta. All'incontro con la Callalta formava un primo caposaldo, proseguiva per San Floriano (altro caposaldo) e da qui raggiungeva la cartiera di Mignagola (all'epoca "Cartiera Reali"), dove le difese erano potenziate. La linea proseguiva poi per Pezzan e Lancenigo, circondando completamente il caposaldo formato dal centro di Villorba (Carità, ove sorge oggi la sede Municipale) proseguendo per terminare poi a Ponzano.

LO SVILUPPO ARCHEO-INDUSTRIALE E INDUSTRIALE

Due sono i fattori principali che hanno caratterizzato il territorio nei secoli passati e fino ai giorni nostri e che sono stati al contempo vincolo e incentivo allo sviluppo sia economico che insediativo: le aste fluviali (torrente Giavera, canale Piavesella, fiume Melma ecc...) e le arterie di comunicazione (strada Postumia, strada Pontebbana, ferrovia ecc...).
Un formidabile impulso allo sviluppo pre-industriale del trevigiano sotto la dominazione veneziana venne dato proprio dalla forza motrice di un corso d'acqua, quello della Piavesella che attraversa da Nord a Sud tutto il territorio comunale: secondo alcuni storici l'attuale Piavesella è identificabile con quello di un'antico corso del Piave che da Nervesa si dirigeva a Treviso: "... è ormai assodato che in tempi remoti il Piave si accompagnava al Sile seguendo da Nervesa il corso dell'odierna Piavesella ..."  (I.Nono, 1931).
Il primo progetto per un nuovo e più ampio canale, con maggior portata d'acqua, basato sull'antico alveo della Piavesella, risale al 1447 ad opera del notaio e nobile trevigiano Michele da Villorba..
E'  di pochi anni successivi, del 1507, la relazione di Fra' Giocondo ("Rellation scripta intorno la Brentella se ha da trazer per adaquar le campagne) che descrive le caratteristiche fisiche e tecniche della Piavesella.
Nel 1590 si formò, per lo sfruttamento di questo corso d'acqua,  anche un consorzio volontario tra i paesi limitrofi (il Consorzio della Piavesella) e fu così che in questa parte del territorio trevigiano delimitata a nord dall'abitato di Visnadello, ad ovest dalla strada  Pontebbana e a sud dalla Postumia romana, tra il '600 e l'800 troviamo, posti a cavallo del corso d'acqua della Piavesella e nel raggio di alcuni chilometri, numerosissimi opifici, tra cui ben quattro cartiere  tutte proprietà del patrizio veneziano Gritti, ma anche battiferro, segherie, folli da panni. Tra i più antichi siti archeo-industriali della Piavesella va indubbiamente citato il sito della Cartiera Marsoni che vede il suo continuativo impiego fin dal 1468. L'antichissima "Cartara da carta strazza" divenne poi nell'800 la Cartiera Marsoni che è ancora attiva e che conta oggi oltre 200 addetti. Nel 1994 prenderà il nome di Cartiera Ascoli Marsoni spa del Gruppo Binda, comprendendo gli stabilimenti di Villorba, Ascoli e Crevacuore. Oggi fa capo al Gruppo Marchi col nome attuale di Cartiera di Villorba.
La Piavesella  con il suo percorso parallelo alla direttrice Pontebbana (la S.S. n° 13), diventerà poi l'asse portante della prima industrializzazione di questo dopo-guerra, anche grazie alla presenza lungo il suo corso di alcune officine elettriche: oggi Villorba può contare su di una zona industriale e artigianale tra le più vaste del territorio provinciale.
Numerose sono state le trasformazioni che negli ultimi secoli hanno subito i corsi d'acqua, lungo cui hanno avuto luogo queste attività, soprattutto nella parte a sud che è caratterizzata da un ambiente di risorgive nella zona umida dell'area delle risorgive di Fontane Bianche, dalla particolare valenza ambientale,  sulla cui area dal 1998 è stata istituita una Riserva Naturale.

LA VOCAZIONE  AGRICOLA E PRODUTTIVA

Le numerose case coloniche, case dominicali e ville sparse sul territorio, presenti soprattutto all'interno o in prossimità dei nuclei insediativi storici, testimoniano la vocazione originaria prevalentemente agricola del comune.
L'attività produttiva primaria mantenutasi nei secoli, è stata affiancata da quella produttiva secondaria: già da documenti risalenti ai primi anni del '500 si nota la presenza di numerose attività legate allo sfruttamento dell'energia idraulica.
Da un'esame dell'estimo del 1710 risultano presenti all'interno dell'attuale territorio comunale 7 mulini localizzati prevalentemente nella parte sud del territorio, particolarmente ricca di risorgive edi corsi d'acqua. Di questi uno (località Piovenzan) risale addirittura al 1005, mentre gli altri sono di periodi successivi.
Per svariate vicende non sono però giunti tutti ai giorni nostri, alcuni sono stati dismessi, altri riconvertiti per attività differenti. La vocazione produttiva del luogo viene testimoniata inoltre dalla presenza di fornaci e, a partire dall'800, filande per allevamenti di bachi da seta.
LE STRADE E LA LINEA FERROVIARIA

Altro elemento importante nello sviluppo dell'insediamento residenziale, non solo produttivo, è costituito dalle vie di comunicazione e tra queste va prioritariamente annoverata la storica strada provinciale Postioma che attraversa il comune da est a ovest, quindi la strada statale Pontebbana che lo attraversa da nord a sud, indi la linea ferroviaria Udine-Venezia, parallela alla strada statale, linea che venne aperta con unico binario già il 30 aprile 1855 e a doppio binario dal 1905-1906 (la fermata di Lancenigo è attualmente dotata di stazione ferroviaria) ed infine diverse arterie minori ma non meno importanti, lungo cui si collocano gli insediamenti più antichi, sviluppatisi attorno o in prossimità dei luoghi di culto.
Successivamente, per arrivare fino ai giorni nostri, si nota invece come gran parte del territorio sia stata urbanizzata, e si rileva una grande espansione delle attività industriali soprattutto lungo le direttrici della strada provinciale Postioma e della strada statale Pontebbana.

PERSONAGGI ILLUSTRI

MONSIGNOR FRANCESCO LANCENIGO SEGRETARIO DI PAPA BONIFACIO IX
L'illustre famiglia dei "da Lancenigo", o "Lancenighi", famiglia che entrerà a far parte della nobiltà trevigiana del '300, diede appunto i natali all'umanista ed ecclesiastico Francesco da Lancenigo. Egli oltre a ricoprire la carica di Canonico della Cattedrale di Treviso, fu anche Segretario di Papa Bonifacio IX, nel '400, col titolo di Monsignor Francesco Lancenigo.

LUIGI PASTRO PATRIOTA
Fu medico condotto a Villorba dopo la  caduta di Venezia (26 agosto 1849). Era nato il 22 ottobre 1822  a Selva del Montello. Dopo gli studi universitari in medicina a  Padova, allo scoppio della guerra di Indipendenza contro l'Austria, nel 1848, si arruolò nella compagnia dei Cacciatori del Sile  partecipando come ufficiale all'assedio di Venezia.
Attivista del  comitato patriottico di Treviso fu arrestato il 24 maggio 1851  e  venne imprigionato prima a Venezia e poi a Mantova dove fu processato. La sua condotta gli meritò l'appellativo di "eroe del silenzio" poiché si rifiutò di confessare e allo stesso tempo questo atteggiamento gli salvò la vita anche se non gli risparmiò il carcere in Boemia. Nel 1856 fu amnistiato e tornato in patria riprese a fare il medico fino a quando si arruolò nel corpo sanitario ottenendo la medaglia d'oro al valore civile per il servizio reso. Nel 1907 pubblicò il libro-memoriale "Ricordi di prigione " e nel 1910 fu nominato Senatore del Regno. Morì a Venezia il 22 gennaio 1915.

MARIO DEL MONACO TENORE
Villorba si onora di aver avuto tra i suoi concittadini il tenore Mario Del Monaco, uno dei più grandi tenori del '900, assieme a Caruso e Gigli, al cui nome è oggi dedicato un Auditorium sito nella frazione di Catena di Villorba.
Mario Del Monaco fin dal 1940 fu cittadino di Villorba, vivendo in una grande villa nella frazione di  Lancenigo (Villa Luisa) dove abitò fino alla sua scomparsa avvenuta il 16 ottobre 1982.
Mario Del Monaco era nato il 27 luglio del 1915 a Firenze da Flora Giochetti e Ettore Del Monaco, una famiglia della buona borghesia con ascendenze nobiliari (la nonna paterna era la principessa palermitana Caterina Vanni di San Vincenzo).
Durante un trasferimento paterno in Libia, Mario appena adolescente, conoscerà la sua futura sposa, Rina, figlia del Capitano Filippini residente a Villorba e qui, a Lancenigo, si sposeranno nel 1940 nella chiesetta della villa e dal loro matrimonio nasceranno due figli Giancarlo e Claudio.
Mario Del Monaco fu sempre legato a questa terra, dove si rifugiava per riposarsi o per studiare nuovi ruoli.
Come da suo desiderio, le sue spoglie furono tumulate accanto a quelle della madre e del padre, nella tomba di famiglia di Lancenigo, per poi essere trasferite nell'altra città di adozione, Pesaro.

GIOVANNI (NANI) E CARLO PINARELLO, INDUSTRIALI  DELLA BICICLETTA
Giovanni (Nani) Pinarello è il "patron"della mitica bicicletta Pinarello vincitrice dei Mondiali. Nasce a Lancenigo di Villorba nel 1922, ottavo di dodici fratelli.
La Cicli Pinarello S.p.A. è una ditta trevigiana produttrice di telai per bici da corsa, fra le più famose al mondo.  La ditta venne fondata a fine anni '40 a Catena di Villorba  appunto da Giovanni Pinarello e dal fratello Carlo.  Nel corso degli anni hanno corso su bici Pinarello campioni come Franco Chioccioli, Mario Cipollini, Jan Ullrich ma soprattutto Miguel Indurain, vincitore di ben cinque Tour de France consecutivi. Recentemente hanno usato bici Pinarello anche Alessandro Petacchi e Ivan Basso.

ARTURO FAVARO PITTORE
Arturo Favaro, pittore villorbese, nacque a Fontane di Villorba il 21 dicembre 1908 e morì il 21 marzo 1971.
Partecipò alla prima Biennale d'Arte di Venezia del 1942. Frequentò l'Istituto d'Arte e l'Accademia di Belle Arti di Venezia. Molti i suoi  grandi lavori d'arte sacra, pale d'altare o intere chiese affrescate, solo tra il Comelico e il Cadore ne realizzò 36. Abile restauratore, il suo intervento più importante può essere ritenuto quello effettuato sulla Pala del Tiziano di Pieve di Cadore.


VILLE VENETE

VILLA GIOVANNINA
La storia di Villa Giovannina, esempio di architettura veneta di fine ottocento, è caratterizzata dal susseguirsi nell'arco di poco più di un secolo di ben 15 proprietari non originari della zona.
La villa deve il suo nome a Giovanna Minto (Mestre, 27/10/1839 - Villorba, 17/02/1912) che assieme al marito Giovanni Cav. Uccelli (Trieste, 21/02/1842 - Fiume, 11/02/1913) ne commissiona la costruzione nel 1881.
Gli Uccelli erano residenti a Trieste ed è proprio nella città asburgica che conoscono l'architetto Luigi Zabeo (Costantinopoli, 14/09/1855 - Trieste, 19/11/1888) già noto a Trieste in quanto progettista di un altro edificio di rappresentanza, il Palazzo delle Assicurazioni Generali (comunemente conosciuto come Palazzo Geringer) nonchè decoratore di Palazzo Kalister.
La firma di Luigi Zabeo compare incisa tra le bifore nel lato ovest della villa: L. Zabeo Arch.: eresse.
La Villa, con annessa barchessa adibita a scuderie e rimesse, viene vissuta dai coniugi Uccelli come casa di villeggiatura immersa nella campagna trevigiana.
L'immobile, di proprietà dell'Amministrazione Comunale dal 2006, è stato restaurato e portato al suo antico splendore da recenti lavori eseguiti sotto il diretto controllo della Soprintendenza per i Beni Architettonici e Ambientali del Veneto Orientale ed ospita oggi alcuni uffici comunali.
Entrando in Villa Giovannina il visitatore rimane incantato dallo splendore e dalla varietà delle sue decorazioni. Purtroppo non ci è dato conoscere il nome dell'artista che ha dato lustro agli interni ornando pareti e soffitti secondo un programma iconografico sicuramente nato da un accordo tra il pittore e i primi proprietari, i coniugi Uccelli.
Di grande impatto il soffitto del salone del primo piano, certamente l'ambiente più solenne, rappresentativo e raffinato della Villa, al quale corrisponde in facciata, nel registro superiore, una ricca e particolareggiata decorazione.

VILLA CORNER
Corner, Felissent, ora Demanio dello Stato
Al centro del tratto che separa i borghi di Santa Maria del Rovere e Sant'Artemio, Villa Corner fronteggia vis a vis il parterre della più scenografica Villa Manfrin.
Con la sua facciata sobria ma, per dimensioni, non priva di imponenza, sorge direttamente sul margine occidentale della Pontebbana come fosse piuttosto un palazzo; denominazione data spesso nei documenti. Del resto, la presenza di un solo edificio di servizio in prosecuzione verso nord, senza traccia di parti rustiche, nonché privo di contiguità diretta con fondi agricoli, dovette segnarne fin dall'origine il carattere più di comoda residenza suburbana che di canonica villa.

VILLA MICHIEL
Michiel, Trevisan, Progina, Perocco della Meduna
La presenza dell'illustre e nobilissima famiglia Michiel, una delle dodici dinastie "apostoliche" della prima aristocrazia veneziana, è confermata già nel 1573 in territorio di Fontane, "al ponte di cà Michele de San Pancratio".
VILLA FELISSENT
Valmarana, Querini, Veronese, Felissent, ora Ancillotto
Il notevole complesso di villa oggi noto come villa Ancillotto, alle porte di Treviso, a mezzo tra i villaggi di Santa Maria del Rovere e Sant'Artemio, è compreso all'estremo limite meridionale del Comune di Villorba, in un territorio un tempo sotto la giurisdizione di Fontane.

VILLA ANGARAN DELLE STELLE
il Castello di Piovesano e la Chiesa di S. Alberto
Aviani, Angaran, Cornuda, Morosini, Gregorj (Lancenigo)
L'intorno di questa residenza al margine meridionale dell'area di risorgiva del fiume Melma è certamente uno dei più incantevoli e fortunatamente integri angoli di natura dell'intero territorio a nord della città di Treviso.
Le vene d'acqua sorgiva, da cui l'appellativo "Fontane Bianche", dopo un breve meandro, si uniscono presso l'attuale villa con l'acqua dell'altra grande polla, chiamata fin dal medioevo "Bulgidoro", posta ad ovest nell'area di Villa Foscolo.
Altri fontanili affioravano numerosi completando il particolare eco-geosistema, come si evidenzia nelle antiche mappe.
Dovette proprio essere la particolare situazione idrografica, che identificava quasi un'isola naturalmente difesa, a motivare in questo sito l'insediamento di quel misterioso castello di "Plovensano", con annessa chiesa di Sant'Alberto, di cui parlano insistentemente sia i documenti medievali che quelli di epoca successiva.
Si trattava infatti di un edificio eretto nell' XI secolo d.C. sul terreno del vecchio castello di Piovesano e si presenta ad una navata unica con un rosone posto sulla facciata,  ornata con maioliche.

VILLA FANNA
Venturali, Chittarin, Fanna
In un contesto ambientale miracolosamente rimasto quasi inalterato nel corso di tre secoli, villa Venturali appare immersa nella quiete rassicurante e nella delicata armonia che già dovevano allettare Iseppo e Bernardo ad invitanti soggiorni nelle amenità e nella cura degli interessi derivanti dalla terra. I fratelli Venturali , agli inizi del Settecento, godevano di un discreto patrimonio dopo che la famiglia si era trasferita dall'originaria Padova a Venezia.
Fabbricato del XVIII secolo, rimaneggiato sulla facciata, ma con la parte retrostante originale. Ampliamenti sono stati fatti in epoca posteriore.

VILLA PASTEGA MANERA
Apergi, Antonini, Manera, ora "Fabrica"
Sull'antichissimo percorso che da Carità prosegue a nord verso il "passo" del Piave a Lovadina, presso l'intersezione con la storicissima Postumia romana, appena a nord di questa e del borgo di Catena, è visibile nella rilevazione censuaria del 1719 la casa dominicale posseduta allora dal pittore veneziano Iseppo Zanetti. Nulla di particolarmente rilevante, sulla falsariga di tante costruzioni insistenti su terreni agricoli e perciò finalizzate principalmente al governo delle colture. Nel tempo e con l'accorpamento di ulteriori proprietà, l'insediamento acquistò via via la caratterizzazione di qualificato complesso di villa, grazie all'ampliamento e diversificazione dei corpi di fabbrica, nonché alla costruzione dell'oratorio.
L'area è stata oggetto di ristrutturazione e sistemazione esterne nel periodo 1995- 2000. Ospita attualmente le attività didattiche e di studio di Fabrica. Il progetto di ristrutturazione è stato redatto dall'architetto Tadao Ando

VILLA ALBINONI
Gaffuri, Albinoni, Nicolini
L'anno 1586 Francesco dai Ami da Venetia, pattuisce l'acquisto di otto campi, in questa località di Lancenigo detta Limbraga, dal q. Iseppo Mazzollo da Treviso "con casa Dominical, tezza, forno, pozzo, horto, et suo cortivo, et altre sue ragioni".

VILLA CONTARINI
Villa Contarini passò attraverso il succedersi delle proprietà dai Contarini ai Santibusca, quindi ai Tamossi, Boldrin, Perocco della Meduna. Attualmente è poprietà  Barbin.

VILLA SCOTTI
Villa Scotti passò attraverso il succedersi delle proprietà dagli Scotti agli Olivi e quindi ai Persico.

VILLA BELLINCANTA
Bernardi, De Marchi, Bellincanta, ora del Piccolo e Zanatta
Sono poche e frammentarie le notizie relative a questa piccola villa presente a Lancenigo presso i campi detti "alle Codette", edificata nel Settecento su una preesistente casetta in muratura già posseduta da tal Zuane Bernardi.

VILLA CATTI
Pollani, Catti, Francesconi, Gradenigo, ora Galletti di San Cataldo
Lo scambio di corrispondenze alla metà dal XIX secolo tra mons. Pellizzari ed Antonio Francesconi, rinvenuto nell'archivio Galletti, getta luce sulle vicende più antiche di questa bella villa, attraversata dalle acque della Limbraga. Quest'area era gravata da un antico livello, dovuto al Canonicato di Treviso fin dal tempo in cui l'usufruttuario rev. Bernardo Zane la concesse nel 1502 in affittanza al fratello Michele per 26 ducati annui.

VILLA PORRI
Porri, Nini, Maso
Nel XVII secolo i territori contigui di Lancenigo e Limbraga si presentavano costellati di case dominicali di agiati cittadini, di Venezia e di Treviso, richiamati dalla ricchezza d'acque e dalla fertilità del suolo. I Porri, trevigiani, costituirono la loro residenza di villeggiatura con cortivo et horto ed un corpo di casette murate coperte di coppi in affito alla Carità, vicinissima alle sorgenti della Limbraga, dopo che avevano eletto la loro residenza cittadina nella contrada di Santo Stefano.

VILLA DONA' DELLE ROSE
Panzierotto, Donà delle Rose, Tononi, ora de Lassotovich
La più antica attestazione ritrovata riferita a questo piccolo, gentilissimo complesso di villa definito come casa dominicale e da gastaldo, risale alla seconda metà del secolo XVII e fa riferimento al possesso di un non meglio conosciuto Giulio Panzierotto, veneziano. Pochi anni più tardi, nella casa dominical, barchessa, cortivo et horticello succedette la vedova Martina Rusalen.

VILLA TIRONI
Bomben, Berton, Tironi, Antonini, Viterbi
Buona parte dei beni che comprendevano la presente villa erano pervenuti alla nobile Cecilia Bomben intorno al 1680, in seguito alla controversa divisione con la sorella Elena dell'eredità lasciata dallo zio materno Mario Azzallin.
Alla sostanza già di sua proprietà ella aggiunse la possessione grande de C (campi) 75 in villa di Piovenzan ed il molino locato a Zan Batta Zangrando, con Pigione di formento stara 54 oltre l'honoranze.
Mercanti di origine fiorentina, i Bomben giunsero nel trevigiano intorno al 1300, dove attesero al vivere politico e civile, chi nella milizia et chi nelle attioni pubbliche della città, tanto che nel 1411 furono ufficialmente accolti nella cerchia nobile trevigiana.

VILLA FONTEBASSO
Fontebasso, Galanti, Celotta
Fino al 1730, in una casa di muro con un piccolo pezzo di terreno "alla Melma" abitava da circa una quarantina d'anni il parroco di Lancenigo rev. Donà  Venturato. Niente che facesse pensare ad una villa; piuttosto, una modesta ma dignitosa dimora come si conveniva ad un pievano di campagna. Così dovette rimanere anche per gli ignoti successori, fino alla metà del Settecento circa, quando si avviò la ristrutturazione per ricavarne una piccola residenza dominicale un poco più qualificata.

VILLA LOMBRIA
Barozzi, Lombria, Priuli, Casellati, Gobbato, ora Ciotti
La villa, le cui origini non sono storicamente chiarite per la mancanza di riferimenti incrociati, compare già in una mappa dal 1611 appartenente al fondo archivistico del monastero di San Nicolò. Nella stessa i proprietari sono indicati come eredi di messer Cesare Baroci.

VILLA ZOPPETTI
Villa Zoppetti passò attraverso il succedersi delle proprietà dai Zoppetti ai Savini e infine ai Pietroboni.




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